• Mercoledì 20 Settembre 2017
Accademia Lirica
Organizzazione Eventi
Attività Artistiche
Dipartimento medico.
La medicina dell’arte è un’area di studio multidisciplinare con attenzione specifica alla fisiologia dell’artista e ai disturbi che ad oggi non sono ancora adeguatamente riconosciuti e catalogati come patologie “professionali”.

Per raggiungere la preparazione e la perfezione che si richiedono al momento di uno spettacolo, di un’audizione o già semplicemente di un esame di conservatorio o d’accademia, l’artista si sottopone a un livello strenuo di allenamento, per cui ogni giorno arriva a praticare esercizi anche per 8 o 9 ore, spesso consecutive. Nell’affrontare questo tipo di addestramento si richiede ai muscoli del corpo e alla mente uno sforzo a cui spesso l’organismo non è stato preparato. Nel lavoro del musicista e dell’attore sono chiamati in causa continuamente i muscoli della colonna vertebrale, i gruppi muscolari degli arti superiori, delle spalle e delle mani, le corde vocali, gli occhi, l’apparato respiratorio, la mente, la psiche.

Normalmente le attività artistiche nel campo della musica e della recitazione sono considerate attività sedentarie e tutt’altro che sportive, e sfugge la somiglianza sorprendente fra la pratica dell’arte e lo sport. Nella pratica artistica è richiesto impegno muscolare: nessun atleta penserebbe mai di affrontare d’emblée un allenamento agonistico di molte ore senza aver fatto nei giorni e nei mesi precedenti esercizi progressivi, senza raggiungere volta per volta il riscaldamento muscolare adeguato prima di accingersi agli esercizi impegnativi, e senza stirare i muscoli dopo di essi. È così perché nello sport esiste ormai una certa cultura: lo sportivo sa che se non rispetta il proprio corpo le sue performance diminuiscono di livello, quindi lo tiene in forma con costanza e con dedizione.

Il musicista si sottopone a uno stress muscolare tonico di base assumendo posizioni scomode, innaturali e spesso scorrette –si pensi ad esempio al mantenimento della posizione seduta per ore ed ore al pianoforte, già nella preparazione degli esami di compimento. Data la durata dell’esercitazione, questo stress muscolare è obiettivamente intenso: il musicista, che lo affronta quasi sempre in maniera inconsapevole dal punto di vista della preparazione fisica, ne riporta invariabilmente contratture e algie muscolari del collo e della colonna lombare.
Il musicista che in una giornata si esercita allo strumento per otto ore, anche se suona fisicamente da seduto, non si può considerare un sedentario, e nemmeno uno sportivo di livello amatoriale. Nel momento in cui la carriera accademica o artistica impone al soggetto una routine faticosa cui egli non può sottrarsi pena la perdita di scritture e di compensi, l’artista deve avere per se stesso la cura che uno sportivo di livello agonistico ha per il proprio corpo e per la propria salute psichica.

Allo stesso modo si deve considerare chi pratica l’arte negli anni dell’apprendimento: lo studente di conservatorio non deve essere considerato meno “artista” del musicista in carriera solo perché non ne condivide impegni e cachet: alla giovane età in cui si intraprende lo studio dello strumento lo scheletro è in accrescimento: è cruciale che lo studente non si abitui ad assumere posizioni viziate. È importante che i maestri e i genitori siano attenti a come il giovane fisico risponde allo stress della pratica strumentale.
Allo studio di uno strumento in condizioni di poca attenzione al fisico possono conseguire contratture dolorose delle spalle e della muscolatura paravertebrale, lo sviluppo o l’accentuarsi di una scoliosi, di una cifosi dorsale, i problemi rachialgici e respiratori ad esse connessi, la diminuzione del visus.

C’è poi un gruppo di patologie –ancor più specificamente professionali- che conseguono direttamente allo stress che un esercizio enormemente ripetitivo comporta per gli arti superiori e in particolare per le dita delle mani: si tratta delle sindromi da sovra-uso e dei disordini traumatici cumulativi, che secondo la letteratura sono più prevalenti nello studio di pianoforte, chitarra e strumenti a corda in generale, piuttosto che degli strumenti a fiato; alterazioni vascolari del microcircolo delle mani pure conseguenti agli infiniti microtraumi delle dita sono fonte del vasospasmo del fenomeno di Raynaud descritto nei pianisti.

Quando l’artista dunque, di qualsiasi età e livello professionale, soffre di condizioni patologiche, siano esse acute o croniche, scaturite dalla pratica della propria attività, bisogna prendere coscienza che ci si trova di fronte a patologie professionali.
La medicina, così come oggi è strutturata nei corsi universitari e post-universitari, non riconosce ancora l’esistenza di un operatore sanitario specializzato nello studio di questo tipo di patologie, che conosca come la patologia dell’artista si genera e come si cura.
La medicina dell’arte è una branca ancora in larga parte da esplorare che situa il proprio interesse a metà strada fra una medicina dello sport e una medicina del lavoro, con interessi che spaziano fino allo studio della psicologia, e propaggini nei campi della fisiopatologia respiratoria, della dietologia, della medicina interna, dell’endocrinologia e della gastroenterologia.

Le figure professionali che con più peso studiano il benessere fisico degli artisti per quanto riguarda la postura sono fisiatri e fisioterapisti: la conoscenza dell’artista e l’attenta osservazione della postura che egli assume durante il lavoro, nella stazione eretta e in quella seduta, permettono all’operatore di studiarne eventuali difetti. Non bisogna dimenticare inoltre che la pratica di molti strumenti implica lo sviluppo diseguale della muscolatura delle metà destra e sinistra del corpo. L’interazione proficua fra fisioterapista e musicista porta allo sviluppo di un programma personalizzato di esercizi mirato all’eliminazione di eventuali contratture e all’equilibrato trofismo muscolare. Prima di intraprendere il cammino terapeutico e di formulare il programma di lavoro più adeguato, il terapista visita con attenzione l’artista, perché gli esercizi vanno differenziati a seconda dell’attività praticata, dello strumento, dell’età e delle condizioni di base del soggetto. Lo scopo di questo lavoro è il raggiungimento di una postura corretta e l’addestramento del musicista, in modo che questi impari a mantenere i risultati raggiunti con il terapista. Alla consapevolezza del proprio corpo conseguono un atteggiamento posturale più corretto e la prevenzione di ulteriori problemi muscolari, tendinei ed articolari.

Dei problemi organici più complessi per cui una misura conservativa può non bastare si occupa il chirurgo ortopedico. Nelle situazioni che necessitano di una correzione chirurgica è spesso implicato lo specialista che si occupa specificamente della mano e della spalla.
Nella specifica area di interesse del canto e della recitazione si muovono gli specialisti otorinolaringoiatra e foniatra, che si occupano della salute delle corde vocali e dell’apparato della fonazione. Nell’emissione della voce parlata e cantata la scorretta gestione della muscolatura addominale e respiratoria può comportare danni alle code vocali che lo specialista appositamente addestrato allo studio dell’artista sa riconoscere, spiegare e curare.

È importante che l’artista che si affida al centro di medicina dell’arte incontri operatori con esperienza nel campo delle patologie correlate all’arte, che hanno ben in mente le peculiari situazioni e le implicazioni che il mestiere di artista comporta, tanto dal punto di vista fisico quando psicologico.

Presidente: M° Romualdo Savastano
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